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30 Maggio 2005

Il PageRank č morto, viva il PageRank!

di Alberto Giacobone

Prima che si scateni il panico, smentiamo subito il titolo di questo breve articolo: il PageRank di Google non è morto anzi, si può ben dire che è vivo e vegeto, come "cuore" degli algoritmi utilizzati da Google per stabilire il posizionamento nelle pagine di risultato delle ricerche di una determinata pagina od elemento multimediale; quello che è "apparentemente" morto è il PageRank indicato nella Google Toolbar, quella sottile linea verde, che tanto ha significato ed ancora significa per decine di migliaia di Webmaster in tutto il mondo: da qualche giorno sui computer di tutto il mondo questa barretta è perennemente grigia, senza distinzione alcuna, qualunque sia il sito visionato, a partire da quelli di casa Google.

Problema tecnico o scelta di campo?

Quale che sia il motivo alle spalle di questa situazione, quella che si sta verificando è un occasione importante per sfatare il mito del PageRank, o meglio della sua rappresentazione nella linea verde della Toolbar di Google: negli ultimi anni infatti decine di migliaia di webmaster più o meno esperti prima e centinaia di migliaia di utenti poco più tardi hanno imparato ad affidarsi a questo indicatore, che sintetizzava in un numero semplice da interpretare il valore di una determinata pagina internet: da 1 a 10, il numero corrispondente al PageRank è diventato ben presto più di quello che rappresentava, un "feticcio" a cui aggrapparsi, al di là dei "fondamentali" alle spalle dello stesso; peccato che questo valore, inizialmente abbastanza fedele a quello realmente utilizzato da Google nella valutazione di una pagina, nel tempo sia divenuto sempre meno rappresentativo, in quanto veniva aggiornato "ogni tanto", anche a distanza di mesi, con evidenti casi di non corrispondenza tra valore e successo di una presenza internet e valore di PageRank mostrato nella toolbar di Google.

Il "feticcio" del valore di PageRank ha creato un'intera industria, quella delle link farm, dei borsini dei link, del PageRank a tutti i costi, al di là dei risultati di traffico reali.

L'attuale situazione, nel caso perduri, sarà per molti una doccia fredda: si dovrà tornare ai fondamentali, individuare la popolarità di un sito richiederà qualche passo in più, dovremo rimettere in moto il buon senso ed avvalerci di un po' più di professionalità ed in tal senso, si può dire che non tutti i mali vengono per nuocere;

Il valore di un buon collegamento rimane e rimarrà, perchè il PageRank reale, quello che concretamente influenza il posizionamento nelle pagine di risultato, non è venuto meno al pari della sua rappresentazione sbiadita e stanca nella Toolbar di Google.

Detto questo, il PageRank nella Toolbar potrebbe tornare domani o dopodomani o dopodomani ancora: non so per quale strana associazione mentale (sarà il caldo e l'estate che si avvicina) viene alla mente l'ultimo grande black-out con cui abbiamo avuto a che fare in Italia, il caso più recente che ci ha fatto riflettere sull'importanza della corrente elettrica nella nostra vita quotidiana e sulle consequenze della sua mancanza. Il paragone è blasfemo per i più, forse un po' meno per gli addetti ai lavori (chi si occupa di SEO / SEM): resta la bontà dell'occasione per riflettere, intensamente, sulla volatilità dell'ambiente con cui abbiamo a che fare e degli strumenti che utilizziamo e sull'importanza di non perdere mai di vista i fondamentali che stanno alle spalle degli indicatori a cui si fa, a ragione o torto, affidamento.

[Aggiornamento: 31/05/2005]

Il PageRank della toolbar, dopo vari avvistamenti dal Canada all'Australia, sembra tornato a farci compagnia anche in Italia e nel frattempo si parla anche di TrustRank, una nuova idea degli ingegneri di Google contro i tentativi di inquinare i loro database ed i risultati di ricerca con dei siti "spazzatura".

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